L’Umanità fra le righe di Tolkien ~ parte seconda 

Vi ho lasciato con il post precedente, nel quale abbiamo visto le “differenze” fra elfi e uomini in Tolkien, questo per cercare di avere maggiore chiarezza riguardo al concetto di Umanità che voleva mandarci lo scrittore. 

Non va dimenticato, che entrambe le razze, elfi e uomini, rappresentano aspetti diversi dell’esistenza umana. Nonostante le notevoli differenze rispetto agli uomini, gli Elfi, figure ispirate alla tradizione nordica, costituiscono una sublimazione dell’uomo stesso, un’esaltazione delle sue virtù, ma anche dei suoi difetti. 

L’autore stesso scrive: 

My eleves are only a representation of a parte of human nature (Silm. P. XVIII) – I miei elfi sono solo la rappresentazione di parte della natura umana. 

La concezione della fragilità umana ma anche della caduta, un po’ come se vi fosse un “anti-climax”, emerge in molti punti della storia degli Uomini della Terra di Mezzo: l’uomo Tolkieniano ( e anche quello del nostro mondo) è per natura debole, mortale e facilmente corruttibile al potere. 

La caduta è per Tolkien, elemento costitutivo e imprescindibile di ogni racconto. La sua mitologia è profondamente pervasa da questo tema, tanto che il Silmarillion si può dire incentrato sulla caduta di Elfi e Uomini,  i racconti abbondano di episodi di fallimento e perdita. 

Gli uomini rappresentano una realtà decisamente complessa. La loro tendenza a porsi dalla parte di Morgoth (o Sauron più avanti) – il male – è estremamente spiccata, ne sia la causa il timore o l’avidità di potere. Essi sono costantemente dibattuti e le loro scelte sono altalenanti sin dalla loro comparsa su Arda. 

Vi saranno sempre uomini che combatteranno contro i propri simili, anche in una realtà – come quella della Terra di Mezzo – in cui Bene e Male sono abbastanza polarizzati e dialetticamente contrapposti. 

Per fare un esempio: l’Anello, ciò che è fonte di grande potenza e ricchezza, influisce sulla mente degli Uomini e, anche se mossi dai migliori intenti, sono destinati a cedere al suo fascino – si veda ad esempio come gli Antichi Re (i Nazgul) o come Isildur venne condotto alla morte…

Questo senso di fragilità è però controbilanciato dalla forza della speranza: gli uomini non si fanno mai pre dere dallo sconforto, o meglio, quando lo fanno trovano sempre un motivo per rialzarsi, aggrappandosi a qualcosa di buono così da non darsi mai per vinti, nemmeno quando le possibilità di successo sono pochissime. 

“Solo chi conosce il futuro può decidere di abbandonare la speranza, ma dato che ciò non è concesso a nessuno, è saggio continuare a credere fino alla fine.” JRR TOLKIEN. 
Quello che stiamo facendo, è un discorso abbastanza complicato, per questo necessita anche di un po’ di storia degli Uomini, che vedremo prossimamente, in modo da non rendere pesante questa lettura ❤
Alla prossima puntata! G. 

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