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Ma funziona davvero? 

Buon pomeriggio! 

Oggi voglio proporvi un : “Ma funziona davvero?” 

Già da tempo volevo provare uno dei Vivid Matt liquid lipstick della Maybelline dato che li avevo già visti spesso in giro. 

Stamattina, tra una cosa e l’altra ho pensato di metterlo alla prova per la prima volta. 

Il prezzo è di € 6.90 e la tonalità in questione è la 05 Nude Flash. 

L’ho applicato sulle labbra alle 12.00 per andare al volo a fare un po’ di spesa. 

Il colore è un bellissimo nude rosato, forse sulle carnagioni chiare risulta un po’ acceso, ma credo sia indicato per tutte le mattine, soprattutto se c’è un raggio di sole. 

L’applicatore è uno scovolino con spugnetta, abbastanza sottile e lunga, e permette di seguire bene le linee delle labbra; anche il profumo non è male. 

La formulazione sembra quasi quella di una Mousse, e appena applicato dà l’effetto di un gloss molto pigmentato. 

Ecco. Sicuramente quello che ci aspettiamo da un “rossetto liquido Matt” è un effetto DAVVERO Matt, quasi secco, fissato bene in stile Limecrime. 

E invece, quello che otteniamo è un rossetto liquido pigmentato, ma che in poche ora tende a schiarirsi. Il colore dopo tre ore è svanito (ho però mangiato, bevuto e parlato). 
In ogni caso, è comunque un ottimo rossetto liquido per chi desidera labbra morbide e confortate! Personalmente, in inverno, io preferisco un rossetto un po’ più idratante rispetto ai supermatt, quindi, posso dire di essere soddisfatta tutto sommato. 
Funziona? Non come immaginavo, ma sicuramente promosso

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L’Umanità fra le righe di Tolkien ~ parte seconda 

Vi ho lasciato con il post precedente, nel quale abbiamo visto le “differenze” fra elfi e uomini in Tolkien, questo per cercare di avere maggiore chiarezza riguardo al concetto di Umanità che voleva mandarci lo scrittore. 

Non va dimenticato, che entrambe le razze, elfi e uomini, rappresentano aspetti diversi dell’esistenza umana. Nonostante le notevoli differenze rispetto agli uomini, gli Elfi, figure ispirate alla tradizione nordica, costituiscono una sublimazione dell’uomo stesso, un’esaltazione delle sue virtù, ma anche dei suoi difetti. 

L’autore stesso scrive: 

My eleves are only a representation of a parte of human nature (Silm. P. XVIII) – I miei elfi sono solo la rappresentazione di parte della natura umana. 

La concezione della fragilità umana ma anche della caduta, un po’ come se vi fosse un “anti-climax”, emerge in molti punti della storia degli Uomini della Terra di Mezzo: l’uomo Tolkieniano ( e anche quello del nostro mondo) è per natura debole, mortale e facilmente corruttibile al potere. 

La caduta è per Tolkien, elemento costitutivo e imprescindibile di ogni racconto. La sua mitologia è profondamente pervasa da questo tema, tanto che il Silmarillion si può dire incentrato sulla caduta di Elfi e Uomini,  i racconti abbondano di episodi di fallimento e perdita. 

Gli uomini rappresentano una realtà decisamente complessa. La loro tendenza a porsi dalla parte di Morgoth (o Sauron più avanti) – il male – è estremamente spiccata, ne sia la causa il timore o l’avidità di potere. Essi sono costantemente dibattuti e le loro scelte sono altalenanti sin dalla loro comparsa su Arda. 

Vi saranno sempre uomini che combatteranno contro i propri simili, anche in una realtà – come quella della Terra di Mezzo – in cui Bene e Male sono abbastanza polarizzati e dialetticamente contrapposti. 

Per fare un esempio: l’Anello, ciò che è fonte di grande potenza e ricchezza, influisce sulla mente degli Uomini e, anche se mossi dai migliori intenti, sono destinati a cedere al suo fascino – si veda ad esempio come gli Antichi Re (i Nazgul) o come Isildur venne condotto alla morte…

Questo senso di fragilità è però controbilanciato dalla forza della speranza: gli uomini non si fanno mai pre dere dallo sconforto, o meglio, quando lo fanno trovano sempre un motivo per rialzarsi, aggrappandosi a qualcosa di buono così da non darsi mai per vinti, nemmeno quando le possibilità di successo sono pochissime. 

“Solo chi conosce il futuro può decidere di abbandonare la speranza, ma dato che ciò non è concesso a nessuno, è saggio continuare a credere fino alla fine.” JRR TOLKIEN. 
Quello che stiamo facendo, è un discorso abbastanza complicato, per questo necessita anche di un po’ di storia degli Uomini, che vedremo prossimamente, in modo da non rendere pesante questa lettura ❤
Alla prossima puntata! G. 

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L’Umanitá fra le righe di JRR Tolkien – parte prima. 

Vorrei avventurarmi con voi fra le righe del noto autore JRR Tolkien, per scovare le note dell’essere umano, fra i suoi scritti e le sue lettere. 

Cominciamo? 

La Creazione dell’uomo tolkieniano. 

(…) All’alba degli anni, Elfi e Uomini erano alleati e si consideravano consanguinei, e vi fu tra gli Uomini, chi apprese la sapienza degli Eldar e divenne grande e valente fra i capitani dei Noldor. (…) – JRR Tolkien, Il Silmarillion

L’uomo della Terra di Mezzo, o meglio, gli uomini che la abitano, camminano lungo le vie delle città con le loro diversità; ha generato le loro storie John Ronald Reuel Tolkien, noto studioso di letteratura medievale e autore di grandi colonne del Fantasy quali la trilogia de “Il Signore degli Anelli”, ” Lo Hobbit”, “Il Silmarillion” e altri racconti della Terra di Mezzo. 

Tra le pagine e le righe di queste storie, conosciamo diverse “razze”, così le chiamava Tolkien : Elfi, Stregoni, Nani, Hobbit, Orchi, Troll e Uomini. Come ogni razza anche quella degli uomini, apparentemente “normali” ai nostri occhi, possiede origini singolari e si può osservare come essa sia cambiata durante il corso delle Ere e come, dopotutto, essi non siano poi così diversi da noi “uomini del mondo comune” 

Cominciamo questo percorso per analizzare l’uomo Tolkieniano. 

“Elfi e Uomini sono infatti i figli di Ilùvatar.” Così afferma l’autore ne Il Silmarillion – una vera e propria genesi del mondo di Arda, dove sta la Terra di Mezzo. 

Ilùvatar è colui che creò Arda e con essa a seguire tutte le specie benigne a partire dagli Elfi, suoi figli primogeniti e immortali. 

“Gli uomini invece erano più fragili, piú facilmente uccisi da armi o incidenti, e meno facile ne era la guarigione; erano soggetti alla malattia e a molti morbi, e invecchiavano e morivano”. (Silmarillion p.125) 

Insomma, Ilùvatar creò elfi e uomini simili per statura e forza, salvo che gli elfi erano immortali o dotati di maggior sapienza. 

Gli uomini furono i secondogeniti della Terra di Mezzo e la prima specie a popolare l’estremo oriente della Prima Era. Fu là infatti che si destarono: nella terra chiamata dagli Elfi “Hildorien” (Terra dei seguaci). 

Così come gli Elfi erano apparsi contemporaneamente alla Riaccensione delle Stelle, così gli uomini apparvero col primo sorgere del Sole, trovando un continente ancora selvaggio. 

Gli Uomini conducono la loro breve esistenza con un ardore e una passione ignoti alle altre razze; sta infatti scritto nel Silmarillion che Ilùvatar volle che i cuori degli Uomini indagassero al di là del mondo, e in questo mai trovassero pace; ma che avessero la facoltà di plasmare la propria vita, tra le potenze e i casi del mondo, oltre la musica degli Ainur. Ovvero oltre il disegno stabilito dai primogeniti. 

Ma Ilùvatar sapeva che gli Uomini, collocati tra i tumulti delle potenze del mondo, sovente si sarebbero sviati, e non si sarebbero avvalsi in armonia dei loro doni;per cui disse : “Anche costoro, a tempo debito, constateranno che tutto ciò che fanno, alla fine torna soltanto a gloria della mia opera.” 


Ci avrà visto lungo Ilùvatar? Lo scopriamo nella prossima parte, fra qualche giorno. 

Intanto, se non lo avete già fatto, vi consiglio di prendere in mano uno dei libri di questo favoloso autore, sopratutto se siete amanti del fantasy ❤

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Momenti di staticità e momenti di dinamicità 

Succede un po’ a tutti, vero? Non sono l’unica spero. 

Vi capita di vivere momenti nei quali vi fa paura muovere un passo in avanti? Io ultimamente ne ho molta. 

Ho un elenco nella mia testa di sogni e obiettivi da raggiungere, ma è come se qualcosa si contrapponesse tra me e loro. 

Sono circa quattro giorni, però, che si è svegliata in me una voglia irrefrenabile di scrivere, disegnare, creare e pensare. Questo succede quando ho qualcosa dentro che mi inquieta, quando tremo, quando ho “la febbre di voler fare”. 

Così ho ripreso in mano una delle cose che ho cominciato ormai un paio d’anni fa: una storia, un romanzo. 

Ogni volta che non sento più questa inquietudine non scrivo più e mi fermo, ma quando torna, ecco che fiumi di parole invadono la tastiera. 

Che cosa strana, a volte scrivo meglio mentre piango, a volte mi commuovo sul serio. 

Mi chiedo se questa sia una cosa positiva per la mia creatura, innaffiarla delle mie lacrime e coltivarla sotto il mio velo d’inquietudine. Chissà. Magari alla fine verrà un bel lavoro. 

In fondo, quella che sto scrivendo è la mia storia. O almeno, il mio io in un mondo e una vita immaginaria. Le mie passioni e i miei desideri li crescono, facendo si che anche nella mia realtà almeno un sogno si realizzi. 

Voi avete un sogno? 

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Dedicato a chi pensa di non poter essere parte del cambiamento ðŸ”‘


“Non basta evitare il male. Il bene bisogna farlo.” Così Papa Francesco ha detto alla Giornata Mondiale della Gioventù. 

In pratica, se non fai parte della soluzione, fai parte del problema. 

Quante volte sentiamo dire in giro (o forse, lo diciamo anche noi) :”Che ci posso fare io? Non cambia nulla se cambio io!” 

Ne siete proprio sicuri? 

Quante volte pensiamo di essere inutili, pensiamo di non essere all’altezza di effettuare un cambiamento su noi stessi, figuriamoci sulla società. Addirittura sul mondo. 

Il fatto è, che a mio parere, quando ci dicono che ognuno di noi, nel suo piccolo è responsabile del mondo, IO CI CREDO. Voi no? Non pensate che nelle vostra piccola casa, nel vostro piccolo “essere” potete fare qualcosa per l’umanitá? 

Probabilmente il problema è anche che non ci sentiamo più fatti per le cose grandi, dimenticandoci che l’essere umano è fatto per l’infinito … 

Tutto questo, per introdurvi e consigliarvi un libro che ho piacevolmente letto e approfondito per un esame universitario. (Ebbene, anche all’Università danno da leggere libri piacevoli!) 

Si tratta de “Il punto critico, grandi effetti dei piccoli cambiamenti ” di MALCOM GLADWELL. 

“La Repubblica” scrive: 

Malcolm Gladwell è un giornalista con un dono per raccontare piccole storie che cambiano una vita o piccole vite che cambiano una Storia. 

Forte eh? 

Chi è questo personaggio? Un giornalista del “New Yorker” che si è occupato a lungo di economia, scienza e medicina. 

Indaga assieme a noi vari fenomeni, pagina dopo pagina, arrivando a concludere che i cambiamenti sociali obbediscono alle stesse leggi delle epidemie: attraverso una sorta di passaparola mediatico, raggiungono una soglia oltre la quale ottengono un effetto valanga. 

In questo libro, Malcolm, ci insegna a dare un senso ad eventi comuni ma sconcertanti, a innescare epidemie positive, a trovare il punto d’appoggio e la leva per trasformare il mondo. 

Vorrei riportarvi due pezzi tratti dal libro, per incentivarvi di più a condividere questa teoria : 

“Ciò che deve costituire il fondamento delle epidemie di successo, è la salda convinzione che il cambiamento sia possibile, che le persone possano trasformare radicalmente il loro comportamento o le loro convinzioni, se esposte allo stimolo adatto.” 

E ancora: 

Guardate il mondo attorno a voi: può sembrare un luogo imperturbabile e implacabile, ma non lo è. Con una spinta leggerissima, data al posto giusto, può essere capovolto.” 

Cari lettori, il resto lo lascio a voi. 

Se ci state, se volete scoprire come concretamente Gladwell ci racconta esempi di capovolgimento non vi resta che leggere questo libro. ❕
Buona lettura ❤

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Letture del 2016, recensioni al volo 📖 

Ebbene, questo 2016 non è stato ricchissimo di letture “leggere” quanto più carico di libri universitari (ma anche fra quelli ne ho scovato uno degno di nota!).. Ma sicuramente qualche lettura non è mancata, e volevo appunto dedicarmi alle tre migliori scoperte del 2016

CIAONE – Stefano Guerrera  

Stefano Guerrera, l’autore del bestseller “MAI ‘NA GIOIA” (50.000 copie) ci ha deliziato con la sua seconda raccolta “Ciaone – Se i quadri potessero, comprerebbero questo libro” 

Da appassionata d’arte (e anche studiosa) non posso non avere fra le mie mensole una delle raccolte d’immagini divertentissime di Stefano! Già ho avuto modo di conoscerlo grazie alla sua celebre pagina facebook “Se i quadri potessero parlare” e ogni volta mi regalava grasse risate ad ogni immagine. Chi l’ha detto che l’arte è una cosa per persone noiose? 

Non posso fare a meno di citare Vittorio Sgarbi, che commenta :”Il suo gioco di paradossi è un veicolo per la diffusione dell’arte. Dovrebbe essere introdotto nelle scuole”. 

Caro Stefano, da parte di una ragazza che sempre più naviga nel mondo dell’arte (in tutti i suoi campi), ti sei meritato un bel 10! Complimenti


Atti osceni in luoghi privati – Marco Missiroli 

Sono sempre alla ricerca di quel romanzo dalla storia d’amore un po’ struggente, dai personaggi complicati quanto me, a volte con situazioni non esattamente usuali, anzi, spesso dure da affrontare. 

È il caso di questo romanzo, la storia di Libero Marsell e di come impara ad amare. Libero ha dodici anni e pagina dopo pagina cresce, si muove fra le cose strane del mondo degli adulti, e sopratutto scopre le donne. 

Ci sono Marie e Lunette: l’una dispensatrice di libri e saggezza, l’altra dispensatrice di passione e strazio. Poi c’è Anna. 

Questo libro, questa storia di libertà, l’ho divorata con gusto. Mi sono commossa, emozionata, ho sofferto e mi sono arrabbiata. 

“(…) sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.” 

Grazie Marco. 


Una casa sul mare del Nord – Nina George 

Anche per questo meraviglioso romanzo, una grande scoperta. 

Non avrei mai pensato che la storia di un amore fra due persone quasi anziane, mi avrebbe fatto commuovere cosí tanto. 

La storia di una donna che vuole togliersi la vita, ma che rinasce grazie alla bellezza quotidiana delle belle cose. Rinasce grazie al mare, alla cucina, alle fusa di un gatto e all’amore per un artista. 

Siamo catapultati in Francia, nei paesaggi e nelle usanze Bretoni. Un romanzo che dedicherei a tutti coloro che pensano di non avere più speranze. Basta poco. 
Bene, con queste tre piccole recensioni, ho finito per oggi! Alla prossima con un nuovo libro che non ho inserito qui, perché desideravo parlarne con più calma e profondità! 

Buona giornata! 💖 

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Benvenuta nel 2017 ♥ 

Buongiorno! È iniziato da poco il 2017, e io ho deciso di aprire la mia Happiness Jar! 

All’interno ho riscoperto tante emozioni che mi hanno accompagnata nel 2016, alcune bellissime, altre meno belle, ma che mi hanno comunque donato la possibilità di crescere e cambiare. 

Quest’anno ricomincerò a scrivere bigliettini e imprigionarli in questo barattolo, per ricordarmi che ogni giorno ha qualcosa da donarmi. 
Come costruire una Happiness Jar? È facilissimo! Basta prendere un barattolo di vetro e decorarlo! Nel mio caso ho utilizzato dei cartoncini rosa : su uno ho dato il “titolo” al barattolo, e con l’altro ho rivestito il tappo scrivendo :”Solo cose belle ” 

Un nastrino all’estremità ed è fatta! 

All’interno potete scegliere il colore dei vostri bigliettini, cosí da intonarlo alla vostra camera. 

Io l’anno scorso ho scelto colori sgargianti, ma quest’anno voglio tutto rosa. 
Bene, mettete la vostra Jar di fianco al letto, con foglietti vuoti e una penna! 

Prima di andare a letto, ringraziare per una cosa bella che vi è successa. Un sorriso, un dolce, un cioccolatino buono. 

Essere grati per qualcosa fa sempre bene. 

Alla prossima!!! ♥♥♥